broadchurch

Non solo come appassionato di crimes stories, ma anche come psicologo clinico, il mio plauso va al Canale 38 del digitale terrestre, “Giallo”, per avermi permesso di conoscere quello che non esito a definire un vero e proprio capolavoro. La mia passione per il romanzo giallo prima e per il thriller poi, affondano le loro radici nella mia fanciullezza, subito dopo quella per i fumetti, e perdurano fino ad oggi ;sono andate sempre di pari passo con il mio interesse personale e professionale per il true crime, il crimine, la psicologia e psicopatologia del criminale e  per coloro che investigano sui crimini e sul lato più oscuro dell’animo umano, che si manifesta nel comportamento criminale di varia natura. Mi considero senza falsa modestia un buon conoscitore della fiction di questo genere e difficilmente ho avuto la possibilità di fruire e godere di un serial come “Broadchurch”, la cui ingegneria e architettura virtuale, hanno portato alla costruzione di un prodotto di spessore; da ogni angolatura lo si guardi, questo serial di produzione inglese non fa una pecca. “Broadchurch”, è un vero e proprio cazzotto allo stomaco, ti lascia senza fiato ed è così reale da diventare veramente angosciante più della realtà stessa, ti fa riflettere e non puoi smettere di pensarci per diverso tempo. Come psicologo clinico perfezionato in discipline quali la psicologia forense, la criminologia e la psicologia investigativa, considero Broadchurch più formativo di molti manuali in circolazione che ho avuto modo di studiare e disprezzare per la loro superficialità. Ecco, un’altra dimensione che tocca questo serial è la profondità. La storia, i personaggi, l’ambientazione, le atmosfere, rese ancora più forti da una colonna musicale straordinaria, sono stati curati e ci fanno penetrare in una dimensione spazio temporale nella quale i temi trattati sono così intensi, psicologicamente drammatici e vicini a noi che non è impossibile rimanere indifferenti. Broadchurch, con profondità, analizza con perizia la psicologia di un’intera comunità sconvolta da un crimine e ci accompagna attraverso un percorso labirintico ed inquietante che ci lascia in un perturbante stato di sospensione carico di interrogativi. E’ impossibile non tornare con la memoria ai fatti di Cogne, all’omicidio della piccola Maria qui a Città di Castello, e in qualsiasi altro agglomerato urbano della provincia che, dietro un’apparente strato di superficiale perbenismo e serenità, nasconde segreti inquietanti e un lato oscuro che, inevitabilmente, il crimine porterà alla luce. La pace e la tranquillità di una piccola cittadina vengono sconvolti da un terribile omicidio e nulla sarà come prima. E’ una terribile iniziazione alla cruda realtà, dove avviene un risveglio traumatico, è una sorta di perdita di una verginità psicologica che metterà tutti a confronto con il proprio e l’altrui lato oscuro. Amleto De Silva, blogger, vignettista, autore teatrale e scrittore  nel  suo articolo su Broadchurch pubblicato in http://tvzap.kataweb.it/rubriche/14129/broadchurch-la-scogliera-del-dolore/scrive che “Non è facile parlare di Broadchurch. Incominciamo col dire che non è una serie per tutti, nel senso che se vi piacciono solo le scemità è meglio che lasciate perdere, perché questa serie è un vero e proprio cazzotto alla bocca dello stomaco. E fa male, e leva il fiato.” [De Silva A., Broadchurch, la scogliera del dolore: arriva in Italia su Giallo pubblicato in http://tvzap.kataweb.it/rubriche/14129/broadchurch-la-scogliera-del-dolore/]. Mi ha colpito molto, è la stessa descrizione che ne ho dato io e vi posso assicurare che non avevo ancora letto l’articolo quando ho scritto quel passaggio nel quale descrivevo quel vissuto. Veniamo alla storia. “Nella piccola cittadina di Broadchurch viene trovato morto sulla spiaggia un bambino. A investigare sul caso una strana coppia: un esperto poliziotto di città, cinico, segnato dal suo passato (il grandissimo David Tennant)), e una poliziotta locale, madre di famiglia, molto ingenua (la brava Olivia Coleman). Scritta da Chris Chibnall, “Broadchurch è la più bella serie del 2013, ed è inglese. (…) un delitto permette di scoprire gli oscuri segreti della provincia. Qui però tutto è credibile, e quindi ancora più spaventoso, perché potrebbe accadere a ognuno di noi. La serie mostra in maniera toccante gli effetti di una morte violenta su una piccola comunità. La sequenza della scoperta dell’omicidio del piccolo da parte di sua madre ricorda per intensità quelle di “Twin Peaks” e di “The Killing”. Il ritmo è lento, cupo, misterioso. C’è un realismo sospeso tutto inglese, c’è la capacità di creare sfumature, c’è una visione profonda dell’animo umano. [Carini S., Broadchurch, Rai e Sky snobbano la più bella serie tv, pubblicato in http://www.europaquotidiano.it/2014/04/28/broadchurch-rai-e-sky-snobbano-la-piu-bella-serie-tv/ ] Anche questa giornalista mi dà conferma delle mie impressioni. Torniamo ora per un attimo ad Amleto De Silva e sentiamo come ci descrive questa serie:

“La serie comincia con il paese, Broadchurch, appunto, di notte. E’ piccolo, ovviamente deserto e il mare si agita minaccioso sotto un’enorme scogliera. In questo buio sta per morire il piccolo Danny Latimer; la madre, nel sogno, intuisce qualcosa, ma anche se al risveglio non trova il figlio non si preoccupa, visto che spesso si sveglia presto per andare a consegnare i giornali. La famiglia fa colazione e il padre, Mark, l’idraulico della comunità, esce di casa a piedi per andare al lavoro. E qui capisci che non sei di fronte a una serie normale, e capisci anche subito il perché: una regia eccezionale, divisa tra due artisti di prim’ordine: Euros Lyn (Sherlock, Black Mirror), e James Strong (Doctor Who, Torchwood). Ed è proprio Strong a concedersi un tocco alla Hitchcock nella passeggiata di Mark Latimer dall’uscita di casa finchè non incontra il suo socio che lo carica nel furgone per portarlo al lavoro. Un piano sequenza semplice, pulito, di quasi un minuto e mezzo (non è poco, soprattutto in Tv) di Mark che attraversa la strada principale di Broadchurch e incontra quasi tutti quelli che di lì a poco diventeranno, chi in un modo chi in un altro, protagonisti del dramma dell’assassinio del piccolo Danny e della ricerca straziante del suo killer. Non ho detto “straziante” a caso. E’ l’unico aggettivo che descrive perfettamente questa serie. Che è, a tutti gli effetti, un giallo classico all’inglese. Tutti sono sospettati e tutti hanno qualcosa da nascondere, non si sa bene perché e soprattutto non capiamo veramente mai se quelli che vengono fuori dagli armadi siano scheletri del passato o se siano anche loro collegati al crimine. Tutti hanno qualcosa da nascondere a Broadchurch, anche chi non è di Broadchurch. Come l’ispettore Alec Hardy (david Tennant, da Doctor Who)), paracadutato nella cittadina dopo un precedente flop investigativo, e che però toglie il posto a quella che diventerà il suo secondo in comando, il sergente Ellie Miller, vincitrice al Sundance con Tyrannosaur con Peter Mullan. Insieme, questi due formano una coppia di investigatori molto male assortita. Magro, chiuso, scostante ai limiti della maleducazione lui (…); rotondetta, sorridente (…) socievole lei. E come tutte le coppie di sbirri male assortite, i difetti dell’uno compenseranno quelli dell’altra.. In più, Ellie Miller è direttamente coinvolta nell’omicidio, come tutti gli abitanti di Broadchurch: suo figlio Tom era coetaneo del ragazzo ucciso, e anche migliore amico. Quindi l’ispettore Hardy sospetta di tutti, il sergente Miller non può sospettare di nessuno, perché sono tutti amici e vicini di casa. Proprio non ci riesce, finchè in città arriva lei, il Male: la giornalista di città, (Vicky McClure, l’infiltrata di Line of Duty) falsa e pronta a tutto, che sbatte la storia sul Daily Herald e spariglia le carte in modo sanguinario. Tutti, ma proprio tutti, a Broadchurch, avranno sulle spalle il peso di una bella dose di sospetto, come in Assassinio sull’Orient Express, e anche se qui non c’è un omicidio perpetrato da molti, i sospetti finiranno per deviare il corso delle indagini e anche quello di molte vite: tutte in peggio, nessuna esclusa: lo strazio sembra non abbandonare mai Broadchurch, come un cane randagio che si rifiuta di mollare l’osso, ringhiando cattivo.” [De Silva, A., Broadchurch, la scogliera del dolore: arriva in Italia su Giallo pubblicato in http://tvzap.kataweb.it/rubriche/14129/broadchurch-la-scogliera-del-dolore/].

Questa serie TV ci offre tutti gli elementi per riflettere su tutto ciò che accade in una comunità sconvolta da un crimine violento. Su tutto ciò che accade, su come accade, su quello che si può scatenare, su ciò che si deve fare in un’indagine criminale e su ciò che si dovrebbe evitare, sul ruolo della stampa, su come i pregiudizi possono giocare un ruolo molto importante e su come non si deve mai passare a conclusioni troppo affrettate. “Broadchurch” sottolinea fortemente l’importanza di riscoprire la metodologia investigativa classica che non può essere soppiantata del tutto dall’investigazione scientifica per quanto importante essa sia per le indagini, ci mostra l’importanza della psicologia degli investigatori e quanto questa può incidere sul loro modo di affrontare e della psicologia investigativa come ausilio fondamentale per le indagini: per affrontare gli interrogatori, per analizzare il crimine violento sia dal punto di vista del profilo vittimologico che di quello del criminale e di quanto sia importante non perdere mai di vista il contesto nel quale è avvenuto. Broadchurch ci ricorda che in un caso di omicidio non bisogna mai dare nulla per scontato e che bisogna procedere a tutto tondo senza escludere nessuna possibilità. All’interno della storia, il suicidio dell’anziano giornalaio della cittadina, fa altrettanto riflettere. Quanti mostri, anche nella realtà, sono stati sbattuti in prima pagina per poi rivelarsi innocenti? L’errore giudiziario è un fantasma che incombe sempre in un’indagine per omicidio e il ruolo della stampa può fare la differenza ed incidere prepotentemente in chi, già pressato, può sentirsi ancora più sotto pressione e dare una svolta alle indagini troppo prematura e raggiungere conclusioni troppo affrettate, soprattutto quando la vittima è un bambino.

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