IL MULTIVERSO DELLA PASSIONE – Cap. 18

9:30. Reparto degenti. Stanza del sign. Bocci. Marco era seduto su una poltroncina. Teneva la testa reclinata tra le mani. L’alzò quando entrarono Augusto, Catia e Brocini. Il paziente fu sorpreso nel vedere quel volto senza alcuna familiarità. Augusto, resosi conto della sua perplessità, gli spiegò chi fosse e perché era necessaria la sua presenza. Marco ormai sembrava rassegnato, e iniziò così a raccontare la sua storia, una storia di eros e pathos, di fantasie proibite e istinti dirompenti. Sembrava un fiume in piena che aveva rotto gli argini. Partì dall’iniziò, da quando il viscido Ragioniere gli presentò la donna venuta dall’est. Gliela presentò come una semplice conoscenza, un suo amico aveva usufruito dei suoi servizi e ne era rimasto molto soddisfatto. Per Marco fu un vero e proprio colpo di fulmine. Quella donna, in tutto e per tutto, incarnava quello che aveva sempre desiderato. Furono molto abili tutti e due, c’era da credere che avessero studiato all’Actor’s Studio. Lei, serissima, sembrava l’incarnazione della perfetta assistente familiare, come da un po era d’uso chiamare le badanti, e manifestava in tutto quello che faceva una competenza davvero notevole. Ma non solo: oltre ad accudire sua madre, cucinava, lavava, stirava e lo faceva in maniera esemplare. E che cuoca. La moglie che chiunque uomo avrebbe desiderato. Oltre a tutto questo era molto educata, dolce, paziente, simpatica, arguta, curiosa, intelligente. Marco se ne innamorò perdutamente e più passavano i giorni più il desiderio di lei aumentava in misura direttamente proporzionale al tempo che trascorreva in quella casa. La finalità della coppia criminale era distogliere la sua attenzione dall’azienda e lasciare mano libera al Proietti che tramava nell’ombra per prosciugarlo fino al midollo. Marco rappresentava per loro il passaporto per la pensione.  Lei fu bravissima. Nel suo copione, perché ormai di questo si parlava, c’era anche l’interpretazione della serietà, della donna piena di valori, che credeva nell’amore e che non si concedeva tanto facilmente. Gli fece credere nella spontaneità di un sentimento che era soltanto inganno e artefizio.  Marco cadde nella sua trappola seduttiva, senza averne il minimo sentore. Erano così innocenti le sue richieste di aiuto economico. Aveva confezionato una storia sul suo passato degna di un feuilleton francese e per marco darle soldi era diventato un piacere; l’abile manipolatrice l’aveva condizionato a tal punto che alla fine non era più necessario che glieli chiedesse, per l’uomo era eccitante darglieli. Chiaramente percepiva ogni mese un lauto stipendio, ben 2000 euro, molto al di sopra di quello che di solito percepisce una badante considerando che Marco si occupava anche della spesa e di tutto ciò che occorreva. Non solo, le faceva continuamente dei regali, regali che nel corso del tempo si erano fatti sempre più costosi. Insomma, Marco spendeva, trascurava sempre più il lavoro e la famiglia. Ormai la sua vita correva lungo i binari di un treno in corsa. Era invasato, posseduto da una potenza demoniaca a cui non sapeva resistere. Passava giornate intere a fare sesso con la badante. Le fantasie sessuali erano diventate sempre più sfrenate e alla vita, come in ogni dipendenza, era arrivata la tolleranza e per ottenere il piacere servivano stimoli sempre più forti. L’ucraina non faceva nulla e non proponeva nulla, era così abile che qualsiasi cosa sembrava provenire dalla volontà di Marco. E fu così che iniziarono a frequentare altre persone e Marco doveva spendere sempre più soldi. Ormai era evidente che quelle persone erano parti integranti del piano, altre pedine utilizzate per spingerlo sempre più ai limiti del parossismo sessuale. Ma si sa che il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi e l’avidità dei due complici era parimenti senza freni, seconda soltanto al loro senso di onnipotenza. Ormai credevano che Marco fosse un burattino manovrato da loro. Fu così che il loro livello di attenzione si abbassò e divennero nel tempo sempre meno accorti. Marco aveva iniziato a bere e ad usare cocaina. Un pomeriggio Proietti e la moglie eccitatissimi e inebriati dal potere decisero di fare sesso mentre Marco sembrava completamente out. Si riprese troppo in fretta, almeno in tempo per udire la voce del Proietti e quella di lei. Non fece trapelare nulla ma iniziò ad approfondire, controllò di nascosto i conti e si rese conto che lo avevano ripulito. Aveva addirittura firmato dei documenti in cui incaricava il Proietti di vendere l’Azienda e l’ucraina si era fatta fare delle deleghe per la vendita delle abitazioni. Era evidente la presenza di un notaio compiacente e di altre figure di cui marcò fornì nome e cognome. In quel momento, però, lo shock fu devastante e la sua mente non resse il colpo quando tornato a casa scoprì che anche sua moglie aveva scoperto ciò che era successo. Dopo aver svuotato il sacco, Marco si sentiva molto più leggero. I suoi interlocutori lo avevano ascoltato in religiose silenzio, senza interromperlo. Quel silenzio, attonito, quasi incredulo, venne rotto da Augusto che gli prospettò quali sarebbero stati, ora, i passi necessari da intraprendere. Per la sua salute si sarebbe sottoposto ad un trattamento sia farmacologico che psicoterapeutico nel quale sarebbe stata coinvolta anche la sua famiglia; era necessario intervenire anche sulle conseguenze che avevano dovuto subire loro. Da un punto di vista giudiziario, a questo punto Augusto lasciò la parola al Brocini, la sua testimonianza rappresentava una vera e propria prova regina insieme ai documenti che avrebbero costituito ulteriori elementi di colpevolezza nei confronti della coppia criminale. nel frattempo, spiegò il Brocini, i coniugi Proietti, sarebbero stati ufficialmente dichiarati ricercati e con questa dichiarazione li salutò perché non voleva perdere un secondo di più prima di far partire le ricerche.

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