L’omicidio di Yara: giustizia è stata fatta?

Una vita è stata spezzata per sempre. Non è un film. E’ reale. Un omicidio. Nulla sarà più come prima. Per nessuno di noi. Certamente non per chi ha amato la vittima e per chi ha amato l’omicida. Un gesto estremo. Senza ritorno. In un attimo, la vita di molte persone cambierà per sempre. E quando ad essere uccisa è una giovane vita il gesto assume in sé la fine del mondo. Anche per chi dovrà indagare non sarà facile gestire il coinvolgimento emotivo e la pressione dell’opinione pubblica. C’è da chiedersi come sia possibile che l’universo intero non si paralizzi. Yara aveva 13 anni quando qualcuno decise di porre fine alla sua giovane esistenza e di cambiare per sempre l’anima di una pacifica comunità trascinandola in un incubo senza fine. I pensieri iniziano ad attraversare la mente in un turbinio vertiginoso, molte domande  non avranno mai una risposta. Yara, giovane farfalla inconsapevole, ha incrociato la sua strada con quella di un’ossessione malata. Ha cercato di resistere e per questo è morta o molto probabilmente la sua fine a quel punto era comunque segnata. Era proprio lei l’ossessione dell’ omicida? O la sua giovane età? Dietro a queste semplici e inquietanti domande si nascondono scenari completamente diversi. Qualcuno conosceva l’ossessione dell’assassino? O almeno la sospettava? Ma non ha mai avuto il coraggio di affrontarla? I percorsi della passione, a volte, percorrono sentieri scoscesi e pericolosi. Quando dagli antri più bui dell’animo umano gli echi di quel desiderio invadono la mente con fantasie sempre più invadenti, ci si trova di fronte ad un bivio. La decisione che si prenderà dipenderà da molti fattori alcuni dei quali imprevedibili. La ricerca della verità richiede un lavoro investigativo accurato e senza pregiudizi. Le indagini criminali sono sempre estremamente complesse, soprattutto quando la vittima è un bambino o, come in questo caso, una giovinetta sulla soglia dell’adolescenza. Non ci sono motivi, almeno a quanto è dato di sapere a chi scrive, per affermare che non ci sia stata buona fede e impegno nel lavoro degli inquirenti. Un colpevole è stato assicurato alla giustizia. La sua condanna è stata confermata fino all’ultimo grado di giudizio. Quest’uomo continua a professare la sua innocenza. Non riesce ad accettare ciò che ha fatto, a tal punto che, alla fine, si è convinto di non averlo fatto? La sua difesa sostiene che è stato condannato sulla base di prove scientifiche non accurate e non definitive. Con ostinatezza, pervicacia e passione si sono battuti fino all’ultimo perché venissero effettuate delle ulteriori indagini sul DNA. La loro richiesta non è stata accettata. Perché? Chi scrive si augura che l’assassino di Yara sia in prigione ma si chiede al tempo stesso se, per onorare il principio dell’oltre ogni ragionevole dubbio, non sarebbe stato il caso di non lasciare adito a nessuna possibilità che un assassino possa ancora essere in libertà con il rischio che altre giovani vite possano essere in pericolo.

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