lacrime luttoCome recita il Dizionario di Psicologia di Galimberti, il Lutto è uno “stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona, la separazione geografica, l’abbandono di un luogo, o interno, come il chiudersi di una prospettiva, la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale e simili. Dal Lutto, che comporta sempre un’identificazione con l’oggetto perduto, si esce attraverso un processo di elaborazione psichica, o “lavoro sul Lutto” come dice S. Freud, che prevede uno stato di diniego in cui il soggetto rifiuta l’idea che la perdita abbia avuto luogo, uno stadio di accettazione in cui la perdita viene ammessa, e uno stadio di distacco dall’oggetto perduto con reinvestimento su altri oggetti della libido ad esso legata. Il lavoro del Lutto richiede un certo tempo per il ritiro degli investimenti libidici, e l’umanità ha sempre provveduto a occupare questo tempo con cerimonie e pratiche rituali. Un blocco nel lavoro del Lutto porta alla melanconia, che insorge quando il soggetto sente l’oggetto perduto come una parte ineliminabile di sé da cui non può separarsi se non separandosi da se stesso. In questo caso il dolore del Lutto da normale diventa patologico”. [Galimberti, U., 1992]
luttoSi vive uno stato di vero e proprio lutto anche quando la perdita dell’oggetto d’amore non deriva dalla morte reale dello stesso ma da un’ abbandono. Anche in questi casi è fondamentale che il processo di elaborazione del lutto possa attraversare e vivere le sue fasi finché sarà possibile reinvestire affettivamente su un’altra persona. Come abbiamo già visto in un’altra sede, occupandoci delle relazioni patologiche, ci sono individui che non riescono ad accettare questa perdita, senza l’altro sentono di non esistere, il dolore è intollerabile e si sentono perduti e la frattura creatasi con questo distacco viene avvertita come insanabile. Il mondo gli crolla addosso e preferiscono morire piuttosto che continuare a vivere senza l’altro. Purtroppo, molto spesso, non riuscendo nemmeno a tollerare che l’altro possa appartenere a qualcun altro, prima di uccidersi, uccidono.
lutto 2Se state affrontando una situazione di Lutto, se avvertite delle reazioni esagerate rispetto a quelle che caratterizzano una normale situazione di dolore, se non riuscite ad accettare quello che sta accadendo CONTATTATEMI prima che la situazione peggiori e vi sfugga di mano. Avete bisogno di un aiuto professionale che possa accompagnarvi in questa difficile fase della vostra esistenza. Siete ad un bivio. Scegliete di fare la cosa giusta. Non chiudetevi in voi stessi. La rabbia potrebbe diventare esplosiva ed incontrollabile. Potete farcela. Ma non da soli. Il fardello da reggere è troppo pesante. Chiedere aiuto è il primo passo fondamentale per iniziare un percorso che potrebbe rivelarsi determinante per la vostra esistenza.
Il dolore derivante dalla morte o dall’abbandono di una persona alla quale siamo legati affettivamente è forse una delle esperienze più difficile da un punto di vista emotivo che ci troveremo ad affrontare nella nostra esistenza. E’ un terremoto che ci destabilizza completamente e ci penetra in profondità provocandoci un dolore difficile da sopportare, ci disorienta e ci fa sentire impotenti, cambia le nostre prospettive, il nostro modo di vedere la vita ed è così violento da incidersi anche nel nostro corpo.
L’elaborazione di tutto questo è molto complessa e riguarda il processo di distacco dall’attaccamento all’oggetto d’amore che inevitabilmente deve affrontare il dolore del lutto.
lutto 4L’elaborazione del lutto prevede un processo nel quale torneremo a confrontarci con la persona amata e perduta, la sogneremo, la sua immagine sarà costantemente presente nei nostri pensieri, guarderemo e riguarderemo le foto che ritraggono e hanno fissato un’esistenza di momenti condivisi. Cicatrizzare una ferita così profonda richiede un periodo di tempo che non è quantificabile precisamente e per ciascuno sarà diverso.
Oltre alla prospettiva psicoanalitica che abbiamo visto in precedenza, vorrei a questo punto integrarla con il lavoro di J. Bowlby, il fondatore della teoria dell’attaccamento.
Bowlby ha suddiviso l’elaborazione del lutto in quattro fasi:
1 Fase di stordimento: nella quale è presente in misura minore o maggiore l’incapacità ad accettare l’accaduto ed è caratterizzata da intensi scoppi di dolore e/o di rabbia e anche da prepotenti attacchi di panico che sopraffanno l’individuo.
2 Fase di ricerca e struggimento per la figura perduta: iniziale consapevolezza della perdita, anche se, non continuativa e stabile. Ciò provoca un dolore devastante al quale si accompagna contemporaneamente una grande irrequietezza, accompagnata da insonnia e dal pensiero continuo della persona perduta unito al senso della sua persona reale, per cui, l’individuo che sta attraversando questa fase interpreterà degli stimoli come il rumore della serratura che si apre come se il coniuge stia tornando a casa; la persona amata verrà spesso sognata e un’altra caratteristica comune di questa fase è la rabbia; Bowlby, attraverso l’analisi delle ricerche effettuate, descrive un alternarsi di consapevolezza, quindi dolore e di ricerca senza speranza della persona amata assieme all’impossibilità a credere che tutto ciò sia avvenuto con la conseguente ricerca della persona amata e la speranza che tutto ritorni come prima.
3 Fase di disorganizzazione e disperazione e 4 fase di riorganizzazione: perché il lutto abbia un esito favorevole, scrive Bowlby, appare come indispensabile che la persona che lo sperimenta possa sopportare il tormento e il dolore che esso comporta. Solo se riesce a sopportare tutto questo, continua Bowlby, chi ha subito la perdita ad un certo punto potrà accettare che questa sia definitiva e che di conseguenza la sua vita dovrà avere una ristrutturazione. luttoPer fare questo è necessario, continua Bowlby, disfarsi dei vecchi modi di pensare, di sentire e di agire prima di potersene formare di nuovi e di conseguenza, continua l’autore, è quasi inevitabile che chi ha subito una grave perdita sia colto a volte dalla disperazione temendo in questo epocale cambiamento di cadere nel vuoto della depressione e dell’abulia. Di solito, però, prosegue Bowlby, se le cose procedono per il verso giusto, questa fase comincerà presto ad alternarsi ad un’altra nella quale la persona comincerà ad esaminare la nuova situazione in cui si trova e comincerà a prendere in esame come poterla affrontare. E’ inevitabile, spiega Bowlby, che tutto questo richieda una ridefinizione di se stesso, del proprio ruolo, richiede di accettare di essere soli ormai e tutto questo è profondamente doloroso in quanto adesso la persona deve accettare che la persona amata non c’è più e deve rinunciare alla speranza di poterla ritrovare, che tutto, in definitiva, è irrimediabile. Finché non si è arrivati a questo punto non sarà possibile, dichiara Bowlby, fare alcun piano per il futuro.
Se non si arriva a questa ridefinizione, se non si affronta il dolore, se le emozioni che il lutto comporta vengono represse, quelle che potevano essere normali manifestazioni del lutto, quindi pena, rabbia, colpa, rimpianti, vuoto e stato di abbandono si acutizzano e cronicizzano fino a trasformarsi in lutto patologico che comprende apatia, assenze, indifferenza totale e analgesia affettiva.

 

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